Siamo tutti audiofili?









Cominciamo col dire che l'aggettivo "audiofilo", nel vocabolario italiano, non esiste. Potete trovare la voce su Wikipedia ma, si sa, senza nessuna pretesa di autorevolezza, in quanto chiunque può scrivere qualsiasi cosa, fino a prova contraria. Questa la spiegazione, testuale:
"Con il termine Audiofilia si intende la materia che studia il miglioramento della musica riprodotta da apparecchiature elettroniche in ambiente domestico, da parte di un appassionato audiofilo."
Vi risparmio il resto della descrizione, che è abbastanza ridicolo.
Personalmente uso il termine con connotazione vagamente dispregiativa e non per snobismo, come qualcuno ha detto ma semplicemente perchè metto la musica davanti al resto.

La parola deriva probabilmente dalla nazionalizzazione del pari termine anglosassone. Se si tratti di un neologismo diventato ufficiale, in questo caso, non saprei davvero.
Bando alle ciance, vi voglio raccontare l'ultima visita di un "audiofilo" presso la mia sala d'ascolto. Giunto che fu con zainetto d'ordinanza, pieno di CD, si è subito accomodato sul mio divano, con le orecchie tese al particolare.
Dopo il primo sguardo ai componenti afferma: "Sicuro che quei finali vadano bene coi tuoi diffusori"? Ho già capito, questo è arrivato convinto che il mio impianto suoni in un certo modo e non cambierà idea neanche se gli attacco un equalizzatore e stravolgo tutto.

Vi confesso che sono sempre curiosissimo di vedere cosa usano le persone per effettuare i loro ascolti, che già dall'inventario della loro "materia prima" comincio a stilarne un ritratto di massima.


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