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Delle JBL 4350 e delle lenti acustiche …

Antefatto: nelle fotografie dei miei diffusori, compresa quella che vedete nella testata di questo Blog, non compaiono le lenti acustiche. Coloro che non sapessero di cosa si tratta, potranno vederne una montata proprio sul mio diffusore. In un forum si polemizza da tempo contro coloro che ascoltano le 4350B senza montare le lenti, come se fossero sordi, soprattutto per opera di un professionista del settore, al quale non si può riconoscere una vastissima esperienza in tutto ... tranne che nell'ascolto delle 4350, evidentemente. Dopo averlo letto, altri ripetono la stessa cosa a pappagallo, senza avere la minima esperienza in merito. Si sa, negli ultimi anni l'hobby preferito dagli audiofili è quello di scrivere valutazioni audio sulla base delle fotografie.
Provo a dare qualche spiegazione, così magari in futuro eviteranno di fare altre brutte figure in pubblico.
JBL, a suo tempo, aveva emesso il classico bollettino tecnico, come per tutti i modelli professionali che metteva sul mercato. Non essendo un'azienda costituita da improvvisati, spiegava chiaramente quale fosse la funzione di ogni componente montato sul diffusore. A proposito della lente acustica, dice che la lente non aggiunge distorsione o risonanze all'emissione della tromba del medio-alto. Aggiunge inoltre che il suo scopo è quello di fornire una propagazione controllata dell'energia acustica in alta frequenza.
Facciamo mente locale sul posizionamento tipico di questi diffusori, nati per uso nelle cabine di regia degli studi di registrazione: In alto, verso il soffitto della sala e larghe, poste praticamente negli angoli. Ci sono decine e decine di foto sul web che lo dimostrano, basta cercare o aver messo piede in qualche studio di registrazione. Da qui l'utilità delle lenti, che dirigevano il suono verso le orecchie del sound engineer, seduto dietro al mixer, abbassandolo e diffondendolo sul piano orizzontale, per ovviare alla direttività delle piccole trombe. Quindi, una persona riflessiva, si potrebbe porre almeno due semplici domande:

- Come mai il sistema di fissaggio delle lenti è costituito da due sottili strisce di Velcro, così da poterle rimuovere o attacare in un batter d'occhio? Forse perchè in alcuni casi è opportuno non usarle?
- Se il possessore di questi diffusori li posiziona con la tromba ad altezza delle orecchie, è il caso di mettere davanti una serie di lamelle in plastica che ne deviano il suono?

Ho fatto ovviamente le mie prove, prima di decidere se lasciarle montate o meno e, per i più curiosi, descriverò il risultato delle lenti, nella posizione dei diffusori che vedete in foto. Lo farò in due parole, che l'argomento non merita di più.

L'immagine sonora crolla miseramente, portando cantanti e musicisti quasi al livello del pavimento, oltre ad ammassarli verso il centro.
Le trombe diventano immediatamente individuabili ed i suoni sembrano uscire direttamente dalle trombe.
La timbrica resta sostanzialmente invariata.

Quindi, per favore, limitatevi a parlare di ciò che conoscete direttamente, invece di fare i maestri di ciò che non avete sperimentato di persona.


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OISEAU-LYRE e HAENDEL: Ode For The Birthday Of Queen Anne e Anthem For The Foundling Hospital

Oiseau Lyre non è certo un'etichetta sconosciuta, né ai più, né, tantomeno, agli amanti della musica barocca e di Haendel in particolare.

Molti ricorderanno la freschezza dell'Handel diretto da Hogwood con la sua Academy of Ancien Music, la meraviglia che portava in sè la "prima" esecuzione filologica del Messiah. E di quel periodo è anche questa registrazione che io ancora ascolto con gran piacere, malgrado alcune posizioni un po' rigide che oggi possono renderla forse "superata". E' comunque figlia di un'epoca e mi piace parlarne.

Non tanto delle composizioni, che quando ben scrivo che nell'Anthem For The Foundling Hospital c'è l'Hallelujah che poi finì nel Messiah, forse non interessa che a pochissimi, ma di esecutori che hanno formato un gusto e hanno contribuito a rendere più leggera a piacevole da ascoltare la musica di Haendel.

Il Maestro Simon Preston, più noto come organista che come direttore vero e proprio, ma che comunque direttore di coro fu per davvero, qui cura molto il coro che di fatto restitisce una performance ottima, soprattuto le voci bianche e che accompagna il tutto con un'orchestra che accenta molto bene i tempi , senza però rendere il tutto stucchevole.

Il Coro del Christ Church Cathedral di Oxford che ancora oggi, pur con gli attuali componenti, meraviglia proprio per l'intonazione delle voci bianche, praticamente perfette, come mi ha dimostrato un Vespro monteverdiano ascoltato nel 2010 nella Cattedrale di Saint-Malo, in Francia. Non che le altre sezioni vocali siano da meno, beninteso: non lo erano e non lo sono e le direzioni di Preston prima e Cleobury poi hanno lasciato un segno tangibile proprio in quella perfezione d'intonazione e quella capacità di "insieme" che caratterizza un coro che ha una lunghissima tradizione.

L'Academy of Ancient Music, che sotto la direzione di Christopher Hogwood era cresciuta sino a diventare una delle più apprezzate orchestre barocche e che qui accompagna in modo un po' "manieroso" alcuni brani, ma che di fatto è stato uno dei pilastri di Oiseau-Lyre.

Dame Emma Kirkby, una sorpresa di quell'epoca: una voce leggera, quasi impalpabile, angelica, velocissima nelle frasi melismatiche, una cantante cresciuta in un coro e poi divenuta professionista con tanta musica antica alle spalle. Ancora oggi la Signora Kirkby resta un piacere da ascoltare.

Judith Nelson: l'ho commemorata qui sul blog lo scorso anno, quando se ne è annunciata la scomparsa. Fu seconda alla Kirkby, non perché lo fosse, ma perché offuscata dalla Kirkby e in questo disco dà prova di cantare altrettanto bene quanto la Kirkby, con un timbro forse meno particolare. Mai nel duetto nell'Anthem For The Foundling Hospitale è ben difficile, almeno per me, stabilire che sia meglio tra lei e la Kirkby.

James Bowman: il controtenore di Oiseau Lyre, colui che dopo Deller, Jacobs, Esswood ha continuato a cantare sino in tarda età (a dire il vero anche Esswood ha tenuto masterclasses in Oriente in età molto avanzata), dimostrando che con una tecnica di ferro anche i contraltisti possono cantare per tanti anni. Bowman pareva meno "meccanico" di altri, meno impostato, più portato a seguire l'andamento ritmico della partitura ed alla fine riusciva a risultare più piacevole di altri.

David Thomas che non ho mai amato particolarmente, ma che so esser stato molto apprezzato. Personalmente gli rimproveravo, dal vivo, troppe gigionate, tipo chiudere le frasi un'ottava sotto guardando il pubblico col classico sorrisino del tipo "visto che fico che sono?" e che invece era solo indica di una dote naturale.

Martyn Hill, un tenore leggero e piacevole da ascoltare, specialista di questo repertorio che però ha registrato non molto materiale.

Quel che resta, oltre alla sorta di  rassegna di esecutori che in qualche modo, ognuno per la sua parte, ha accompagnato la riscoperta delle esecuzioni cosiddette filologiche, è una esecuzione ancora bella da ascoltare.

Dal punto di vista tecnico la registrazione ha meno dinamica di quanto siamo oggi abituati ad ascoltare dalle migliori registrazioni, ma tutto sommato ancora oggi si difende soprattutto dal punto di vista timbrico: le voci bianche sono spinte come lo possono essere dal vivo e se proprio devo trovare un appunto, i violini sono un po' troppo chiari e quindi aperti in alto ma mancanti del giusto corpo. Tutto sommato un prodotto ancora valido per gli amanti del repertorio.

Questo era il vinile:


La stessa esecuzione, insieme con l'Utrecht Te Deum e le musiche di scena per l'Alceste si trova anche in questo doppio cd:





Un saluto a tutti
Domenico

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33⅓ revolutions per minute

5392740733_c467266882_zSomething you may have missed over the Christmas break, a very interesting article in the Guardian regarding the rise of vinyl sales, slow culture and the various different studies on the way the internet is affecting our brain:

“We await conclusive British figures for 2012, but last year there was a quantum leap in sales of new vinyl albums, which were 44% up on the figures for 2010. Anecdotal evidence suggests the consumers responsible are not just hard-bitten types – men, usually – of a certain age, but much younger people. And the phenomenon extends across the industrialised world: the same pattern is evident in the UK, the US, Australia, Germany – and even cash-strapped Spain.

This piece was written at a desk around 2ft away from a turntable I now use every day. When the grimmer aspects of daily life – deadlines, flooding, Danny Alexander – start to get a bit much, I reach for a record, and take 40 minutes or so to give it my undivided attention. So as to be kept in its original condition, it must be carefully played as its creators intended, and also divided by the lovely pause for reflection in between sides one and two. The sound quality is way better than anything digital; there is an obvious Proustian thrill to the deep click from the stylus that begins the listening experience.

Now, compare all this to the easy delights of music either streamed or downloaded. No one was ever going to miss the charmless compact disc, and when the iPod era ended with the arrival of the streaming service Spotify, the infinite jukebox of millions of dreams was made real

Here, though, is the problem: as I distractedly jump from song to song, am I actually listening, or merely hearing? And if most of us now listen to music in a state of twitchy impatience, what happens when that feeds back into the art itself? We already know the answer: modern pop has little time for delayed gratification, so intros must be quickened, choruses brought forward, and the most banal buttons pushed.

All this stokes a quiet anti-digital rebellion, and reflects an impulse that is growing, not just in the culture, but in everyday life”

Sound familiar? Read the full article here.

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La zuppa di cipolle

La zuppa di cipolle è un piatto notoriamente attribuito alla cucina francese; nella terra dei cucini "galli" viene sempre fatta gratinare, ma è anche vero che le minestre di verdura, di qualunque tipo, trovano legittimazione anche nella cucina povera e rurale dell'Italia dei secoli passati. Le cipolle erano sempre presenti in casa e così anche le patate, entrambi cibi poverissimi (ancora oggi tra i meno costosi in assoluto).

La differenza tra Francia e Italia è la farina che da noi veniva sostituita dalle patate o da nulla (quindi le sole cipolle).

Ecco come preparo la zuppa di cipolle.

Ingredienti (per 4 persone):
1 cipolla e mezza per commensale, di tipo bianco o dorato
1 patata
20 gr di burro
2 cucchiai d'olio d'oliva
pepe
tre foglie di alloro
un cucchiaio di salsa di pomodoro
1,5 lt brodo vegetale (o due dadi)

Per la presentazione del piatto:
pane a fette passato al forno
formaggio a cubetti (Gruyère, Sbrinz o simile)

Taglio le cipolle a metà e poi a mezzaluna, non troppo fini.
Dopo il taglio, le lavo in abbondante acqua fredda  e corrente (le raccolgo in un colapasta e lascio che l'acqua le risciacqui, portando via parte del loro acido).
In una casseruola (preferibilmente di coccio) lascio sciogliere il burro, aggiungo l'olio, una "grattata" abbondante di pepe nero e le tre foglie di alloro.
Quando burro e olio sono caldi, aggiungo le cipolle che lascio appassire a fuoco lento, aggiungendo, dopo una decina di minuti, mezzo bicchiere di vino bianco che lascio poi sfumare.
Quando le patate sono ben appassite, aggiungo la patata tagliata a cubetti, il cucchiaio di salsa e  il brodo fino a portare a cottura le cipolle; il tempo medio è di 45/50 minuti.
Poi con l'aiuto di un colino abbastanza grande (o a volte con il frullatore a immersione, soprattutto se ho fretta) trasformo il tutto in una crema, lasciando comunque che alcuni pezzi di cipolla restino interi.
Passate le fette di pane al forno per una decina di minuti, le adagio sul fondo di ogni piatto, lascio cadere sopra sopra le fette il formaggio a cubetti e poi copro con la zuppa bollente.
Spolverata di pepe rapida e via, a tavola.

Buon appetito!

Domenico

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The Future Of Listening

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The Future of Listening is an event taking place in London next week by Protein, it’s a look into our listening habits in the digital age:

“As a generation, we are engaging with music in a notably different way than our predecessors. With the rise of digital downloading almost two-thirds of our Protein audience believe that music has become more disposable. The majority prefer to download and stream tracks rather than own anything physically, and some argue that music is listened to more as background noise than through active appreciation.
Recently our Protein Feed has been catching several creative projects that persuade listeners to re-engage with music. From the ‘Listen Carefully‘ headphones which only play music if the listener sits completely still, to the rise of unique physical or analogue releases (see Nicolas Jarr and Kid Koala), and the berth of interactive apps that add additional layers of musical engagement (see Bobby Womack and Brian Eno). Across the board, it seems that labels, musicians and innovators are all evolving the listening experience.
So join us on Tuesday 11th December as we explore these and other projects, and delve into just what this means for the future of music – both creatively and for the industry itself.”
I’ll be amongst the speakers talking about this project, come along if you can.

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Behind Harman’s Testing Lab

This past week I had an enjoyable time meeting well-known technology writer Robert Scoble who was visiting our Harman facilities in Northridge, CA along with his geek-in-command Sam Levine. As part of the tour, I showed  them our Reference Listening Room and Multichannel Listening Lab where we do product research and double-blind evaluations of loudspeakers. We discussed the science and philosophy behind how we design and measure the sound quality of our products.